Giugno Pisano, ogni anno un mese di rievocazioni storiche, feste e concerti

Nota per la Torre Pendente e per Piazza dei Miracoli la città di Pisa offre capolavori architettonici ed artistici di importanza mondiale e tradizioni storiche antichissime. Una delle tradizioni più antiche è il Giugno Pisano.

Il Giugno Pisano è un mese ricco di rievocazioni storiche, manifestazioni, concerti, feste in piazza ed iniziative culturali.

Gli avvenimenti principali sono:

Nella notte del 16 Giugno, dedicata a San Ranieri, il patrono della città, Pisa si accende di migliaia di lumini di cera che disegnano i contorni di palazzi e ponti creando un effetto suggestivo ed unico che sembra riportare il visitatore indietro nel tempo.

Circa 70.000 lumini vengono posizionati in bicchieri di vetro incastonati  in telai di legno dipinti di bianco (detti “biancheria”), costruiti sull’architettura dei palazzi, ponti, chiese e torri che si affacciano sui lungarni. Quasi altrettanti lumini galleggianti vengono affidati alla corrente dell’Arno creando un incantevole gioco di luci e riflessi.
Piazza dei Miracoli viene invece illuminata con padelle ad olio collocate lungo i perimetri del Duomo e del Battistero e sulle merlature della Torre.

Il ponte della Fortezza chiude la luminaria a est mentre la Cittadella, una fortezza del 1400 in parte ricostruita, dall’altra parte, diventa il punto di riferimento per lo spettacolo pirotecnico che inizia intorno alle 23:30.

Innumerevoli banchetti di artigianato, accessori, dolciumi e giochi percorrono tutte le vie del centro.

Durante la manifestazione i passanti sono invitati ad eleggere attraverso una votazione il “Palazzo più bello”, quello che per i suoi giochi di luce è risultato il più affascinante e sorprendente.


  • la Festa di S.Ranieri il 17 Giugno
  • la Regata storica di S. Ranieri il pomeriggio del 17 Giugno

Si svolge ogni anno il pomeriggio del 17 Giugno, per la ricorrenza patronale di San Ranieri: quattro imbarcazioni che rappresentano i quattro antichi quartieri – due in rappresentanza di Tramontana e due di Mezzogiorno – della città disputano una ragata sulle acque dell’Arno.
Al tramonto, dopo la sfilata del corteo storico che rievoca i fasti della Repubblica Marinara, si dà inizio alla regata.

Ogni quartiere è contraddistinto dai propri colori:

  • San Martino – rosso
  • Sant’Antonio – verde
  • Santa Maria – celeste
  • San Francesco – giallo

Le prime tracce certe del palio marinaro Pisano risalgono al XIII° secolo quando le cronache ricordano un palio svoltosi nell’anno 1292 in occasione dell’Assunzione al cielo della Vergine. Solo dal 1718 il palio viene disputato il 17 Giugno per la ricorrenza del patrono San Ranieri.

La regata si svolge lungo un percorso di 1500 metri di voga controcorrente con partenza dal Ponte della ferrovia ed arrivo al palazzo Mediceo.
Le imbarcazioni impiegate si ispirano alle tipiche “fregate stefaniane” dell’ordine Mediceo dei Cavalieri di Santo Stefano: sono costruite in vetroresina a sedile fisso. L’equipaggio è formato da otto vogatori, il timoniere ed il montatore. E’ compito di quest’ultimo arrampicarsi su uno dei 4 canapi che raggiungono la sommità di un pennone alto 10 metri, posto al traguardo, e afferrare il palio azzurro, simbolo della vittoria.
Due paperi invece rappresentano il poco ambito riconoscimento per gli ultimi classificati.

La regata rievoca l’impresa di Lepanto quando la flotta dei cavalieri di Santo Stafano andò all’abbordaggio dell’ammiraglia turca per impadronirsi della “fiamma” da combattimento posta sul pennone.

Lo stendardo, recentemente restaurato, è conservato nella Chiesa dei Cavalieri a Pisa.

 

Il Gioco del Ponte è una manifestazione storico-rievocativa che si svolge l’ultimo sabato del mese di Giugno e che si articola i due momenti fondamentali: la sfilata del Corteo storico lungo i Lungarni e la battaglia sul Ponte di Mezzo.

Si inizia con il corteo storico composto da più di 700 figuranti che sfila contemporaneamente, ma in ordine separato, sui 4 Lungarni, in senso antiorario. E’ presente anche un terzo corteo, composto da 81 figuranti, composto dai Giudici.

La manifestazione prosegue poi con il Gioco del Ponte che prevede un combattimento tra le due squadre storiche della città: Tramontana e Mezzogiorno.
La squadra di Tramontana rappresenta i quartieri di: Santa Maria, San Francesco, San Michele, Mattaccini, Calci, Sartiri. Quella di Mezzogiorno invece i quartieri di: Sant’Antonio, San Martino, San Marco, Leoni, Dragoni e Delfini.

La vittoria va alla squadra che, spingendo il carrello degli avversari all’estremità opposta della rotaia di scorrimento, rimane padrona del ponte.

 

La Regata delle Antiche Repubbliche Marinare è una manifestazione che rievoca il fasto delle quattro antiche Repubbliche marinare: AmalfiGenovaVenezia e Pisa.

La prima edizione ufficiale si disputò proprio a Pisa il 1 Luglio del 1956.
Da allora ogni anno la sfida viene riproposta a turno nelle acque di Amalfi e di Genova, nell’Arno a Pisa e nella laguna di Venezia.
Ogni imbarcazione riporta sulla prua lo stemma della città:

  • il cavallo alato per Amalfi
  • il leone per Venezia
  • il grifone per Genova
  • l’aquila per Pisa

La Regata è preceduta da un imponente corteo formato da 320 figuranti: 80 per ogni Repubblica – che ripropongono personaggi storici e vicende particolari di ogni città.

Il Corteo di Pisa fa riferimento alla leggenda di Kinzica de’ Sismondi, eroina pisana che secondo la tradizione salvò la città dall’invasione dei pirati saraceni.
Sono inoltre presenti i vari capi che si susseguirono al governo di Pisa (i consoli, il podestà, il capitano del popolo), oltre ai soldati (sulle cui insegne compare l’aquila nera, simbolo dell’Impero), ai marinari, ai trombettieri e ai timpanisti.

La disposizione del corteo è la seguente: il portagonfalone; la scorta del gonfalone (2 persone); 3 vogatori di parata; 8 trombettieri; 1 sergente; 12 fanti; 3 famuli; il podestà; 1 palafreniere; il capitano dei giudici; 2 senatori; 2 anziani; l’ambasciatore; il capitano del popolo; 1 palafreniere; il console dei mercanti; 2 priori delle Sette Arti; 8 tamburini; 4 alfieri; Kinzica de’ Sismondi a cavallo; 1 palafreniere; 6 damigelle di Kinzica; l’ammiraglio della flotta; 2 consoli del mare; 1 patrono; 2 comiti; 12 marinai.

 

http://www.giugnopisano.com

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E.P

JESI E IL PALIO DI SAN FLORIANO – DAL 23 AL 27 MAGGIO 2012

Il Palio di San Floriano è una manifestazione di origine medievale, nato nel XIII secolo, che accomuna momenti ludici ad altri di alto valore religioso. Si articola in gare di tiro con l’arco storico, esibizioni di gruppi storici (tamburini, armati, arcieri, falconieri, ecc,), cortei storici tutti rigorosamente con abiti del periodo medievale. Non manca una ricostruzione di un borgo medievale, dove vengono ricreate scene di vita del tempo e momenti di grande sacralità, con messe in onore del Santo.

 

Palio San Floriano

Palio San Floriano

 

La solennità con cui veniva celebrata questa festa fa capire l’importanza che essa aveva per la popolazione della Vallesina. In questa occasione i Capi della città si riunivano nella antica Chiesa di San Floriano dove aveva luogo la cerimonia civile della presentazione dei Palli o Manti, in segno di sudditanza da parte delle Ville e dei Castelli alla Città-MadreOgni delegato delle Ville o dei Castelli oltre al Pallio recava della cera per la Chiesa del santo, poi sostituita da un’ offerta in denaro. All’alba veniva formata  l’ Armata pro Festa Sancti Floriani ed il corteo, dopo aver attraversato le principali vie cittadine, scortato da alcuni cavalieri, giungeva  nella Piazza San Floriano (oggi Piazza Federico II), dove erano accolti dal Podestà e dal Gonfaloniere. Venivano quindi chiamati i Castelli e le Ville, in ordine di importanza decrescente ed il loro rappresentante, agitando il Pallio giurava fedeltà ed obbedienza alla città di Jesi. La cerimonia si spostava  nella Chiesa del Santo, dove veniva celebrata la Messa in Onore del Patrono della città, alla presenza dei nobili e le più alte autorità. Si tornava quindi in piazza dove avevano inizio le danze ed i giochi. La gara più attesa era quella dell’anello, che si disputava nel pomeriggio : un anello in argento o rame veniva sospeso ad una fune ed il concorrente,armato di una lancia doveva infilarlo correndo a piedi. La gara era aperta a tutti,cittadini di Jesi e forestieri ed il vincitore teneva l’anello. Nel 1453 fu aggiunta la gara di tiro con la balestra e più tardi anche quella con lo schioppo.

Il Palio di San Floriano era un drappo di seta, di vari colori ma probabilmente con il rosso dominate, dal colore dello stemma della Città di Jesi. Nel mezzo era forse riprodotto il leone in argento,rampante e coronato. Ai nostri giorni consiste in un drappo di seta in cui campeggia la figura del Santo su fondo blu.

 

 

Nella moderna edizione del palio, i momenti più interessanti sono il corteo storico con i Sindaci della Vallesina e delle città ospiti, che sfilano con i loro Gonfaloni, le esibizioni dei vari gruppi storici e le mostre che vengono tenute sempre in tema alla manifestazione. Altri momenti rilevanti sono la gara tra gli arcieri dei quartieri storici di Jesi e la gara tra gli arcieri dei comuni per l’assegnazione del Palio, che da diritto al vincitore di detenerlo per la durata di un anno, fino al prossimo Palio.

  La festa religiosa prevede due importanti e sentiti eventi,dal momento che, è bene ricordare, San Floriano era l’antico patrono ella città :

  • La “Scampanada”, una corsa tra i vicoli del centro storico, cui prendono parte specialmente i bambini, in ricordo della leggenda che vuole il Santo in gara ci corsa con il demonio per arrivare a suonare le campane della città
  • Il dono di un “ciro di dieci libre at honore et reverentia dei Sancti Floriano et Settimmio” , come recita l’Araldo in Piazza Federico II dove il Sindicus consegna il cero al Vescovo della città.
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LA CORSA DEI CERI, la tradizione si rinnova

La “Corsa dei Ceri” di Gubbio è una delle manifestazioni più belle, antiche, straordinarie, stupefacenti, pazze, spettacolari, uniche e assolutamente da vivere, se non la più antica nel panorama della tradizione italiana.

In realtà, anche se sono passati più di 800 anni, dal 1160 D.C., che questo rito incredibile e folle si svolge, non è un festival storico ma una celebrazione contemporanea e molto attuale.

 

LA CORSA DEI CERI

LA CORSA DEI CERI

 

I cittadini di Gubbio quando arriva il 15 maggio e il 15 settembre si fermano, e chi vive al di fuori di Gubbio ritorna nella loro città per rivivere l’esperienza.
Vivere la Corsa dei Ceri a Gubbio è un turbine di emozioni , un groppo allo stomaco che ti prende e ti accompagna per tutta la giornata, quando le candele vengono sollevate, e la corsa si fa intensa alla vetta del Monte Ingino, quando le taverne sono aperte fino a sera e migliaia di persone cantano, e ballano in giro per Gubbio.

Ogni candela pesa 300 kg, ma la difficoltà non sta nel peso: la difficoltà è quella di tenere la candela in equilibrio, è quella di correre con tanti chili sulle spalle, si corre in salita, in discesa , tra la folla, e soprattutto quando tutti sono completamente ubriachi.
Non c’è un vincitore, il premio è l’onore, le candele iniziano in una determinata sequenza e arrivano sempre nella stessa sequenza.

 

Portare una candela, aiutare la loro squadra anche per pochi metri è un grande onore, e ancora oggi dopo 800 anni, un ragazzo diventa un uomo a Gubbio dopo aver preso la candela, il giorno di San Ubaldo ……

 

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E.P

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